Regia: Michael Haneke
Colore: colore
Durata:
Produzione: coproduzione Gran Bretagna, USA, Francia, Austria, Germania, Italia
Genere: Thriller,
Distribuzione: Lucky Red
Interpreti:
Naomi Watts: Anne     Â
Tim Roth: George
Brady Corbet: Peter
A dieci anni di distanza dal precedente Funny Games, prodotto in Austria, Michael Haneke torna a riproporre questa sua opera con un cast totalmente americano, sembra infatti che l’unico motivo che l’avrebbe convinto a dirigere il remake sarebbe stata la partecipazione di Naomi Watts nel ruolo della protagonista, Anne. Pochi gli ingredienti su cui si basa la trama: una felice famigliola (madre, padre, figlio e cane) è diretta alla casa al lago per due settimane di vacanze, ma il soggiorno si dimostrerà più breve del previsto e piuttosto intenso. Riceveranno infatti la visita di due giovani, all’apparenza molto educati, che si spacceranno per gli amici dei vicini (solo in seguito si scoprirà che è solo una tattica che i due usano per adescare le ricche famigliole per sequestrarle) che li sequestreranno in casa e li sottoporranno a innumerevoli torture fisiche e psicologiche prima di sterminarli e passare così alle prossime vittime. Fin dalla prima inquadratura il film gioca sull’aspetto mediatico della vicenda, lasciando volutamente lo spettatore fuori dall’idilliaco quadretto, ma permettendogli comunque di sentire quello che avviene all’interno della vettura diretta al lago. Questa scelta del regista di riprendere l’auto a debita distanza e mostrare i volti dei tre protagonisti (madre, padre e figlio) solo dopo 3’34’’ dall’inizio della proiezione, sottolinea il carattere chiuso e diffidente di questo nucleo famigliare, che al contrario lascerà i due giovani, Paul e Peter, insinuarsi nelle loro vite senza opporre resistenza. Se lo spettatore viene continuamente escluso dalla famigliola, lo dimostrano alcune scene in cui i personaggi danno le spalle alla camera mentre conversano tra loro, dall’altra parte la coppia Paul e Peter cerca il consenso del pubblico, con il continuo rivolgere lo sguardo in camera per rendere più significativo lo show che stanno mostrusamente dirigendo. E’ chiara l’ironia del regista sulla mediaticità dei fatti di cronaca nera, ma il film risulta spesso lento e questo gli fa perdere terreno nella suspence, tanto cara al maestro Alfred Hitchcock. Il paragone con Arancia Meccanica, che viene fatto nel trailer, non convince per niente. Forse la pecca maggiore è quella di avere realizzato un remake di un film che nell’originale aveva guadagnato il suo posto nel cuore degli estimatori cinefili, ma che nella versione americana manca di quel pizzico di sale per decollare.
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